Salute degli occhi: la prevenzione contro i rischi dell'estate. Intervista al dott. Domenico Arena - UPMC Salvator Mundi International Hospital
    • 07 AGO 20
    Salute degli occhi: la prevenzione contro i rischi dell’estate. Intervista al dott. Domenico Arena

    Salute degli occhi: la prevenzione contro i rischi dell’estate. Intervista al dott. Domenico Arena

    La stagione estiva può mettere a rischio la salute degli occhi. Non solo a causa dell’esposizione ai raggi ultravioletti del sole, come avviene per la pelle, ma anche per gli altri agenti esterni come il caldo – con conseguente scarsa idratazione – o il vento; fattori che quest’anno possono sensibilizzare gli occhi ancor di più, visto il lungo lockdown al quale il coronavirus ha costretto molte persone.

    In estate gli occhi hanno bisogno di un’attenta e adeguata protezione, anche se non ci si espone al sole o non si va in vacanza.

    Chiediamo alcuni consigli al dottor Domenico Arena, specialista in oftalmologia di UPMC Salvator Mundi International Hospital.

    Dott. Domenico Arena, specialista in oftalmologia di UPMC Salvator Mundi International Hospital

     

    Si rischia di trascurare il benessere degli occhi anche rimanendo in casa o in auto oppure in ufficio. E’ vero che gli sbalzi di temperatura, ad esempio, causati da aria condizionata o deumidificatore, sono dannosi?

    Seppur organi apparentemente delicati, gli occhi sono dotati di sistemi di protezione fisiologici e naturali contro l’aggressione da agenti esterni biologici o fisico-chimici: il primo baluardo, se si esclude l’effetto meccanico dell’ammiccamento palpebrale, è il film lacrimale che è tanto più efficace in questa sua azione quanto più “fisiologico” nelle sue 3 componenti: lipidica, acquosa e mucomimetica. Quindi un’alterazione dell’equilibrio percentuale di questi 3 elementi, potenzialmente, induce un’alterazione delle sue caratteristiche funzionali (ottica, reologica, diluente, antibiotica, UV filtrante etc) che contribuiscono al confort ed al benessere sopratutto di superficie. Molte purtroppo sono le patologie locali (blefariti e congiuntiviti di qualsiasi natura, esiti di traumi o di chirurgia) o sistemiche (patologie reumatico/autoimmunitarie, diabete, disregolazioni ormonali) che incidono in questo equilibrio; in altri casi fattori ambientali, soprattutto nei confronti di occhi predisposti per le patologie su esposte, innescano una cascata di eventi che porta al disconfort di superficie.
    In quest’ottica entra in gioco il “Dry eye evaporativo “ cioè la riduzione dello strato acquoso lacrimale per esposizione prolungata con ridotto ammiccamento (videoterminalisti), per ambienti eccessivamente deumidificati dai sistemi di climatizzazione, per un’eccessiva ventilazione soprattutto diretta oppure per un aumento significativo della temperatura ambientale. Il deficit lacrimale quantitativo induce un aumento della densità lacrimale (iperosmolarità) che innesca sofferenza cellulare con liberazione di mediatori cito-chimici dell’infiammazione creando un circolo vizioso che tende alla cronicizzazione.

    I raggi ultravioletti del sole sono i nemici numero 1 della salute degli occhi. Nel momento in cui ci si espone al sole, come possiamo proteggere gli occhi nel migliore dei modi? Quali requisiti fondamentali deve avere un buon occhiale da sole perché sia realmente una protezione efficace per gli occhi? E per chi ha necessità di lenti graduate?

    Chiariamo alcuni presupposti: i raggi ultravioletti (UV) sono le radiazioni elettromagnetiche dello spettro del visibile a più bassa lunghezza d’onda (quindi più energetiche) che vanno, nell’ambito del percepito, dai 380 ai 500 nanometri; riconosciamo gli UV-C che sono totalmente bloccati dall’atmosfera, gli UV-B che per l’80-90% sono assorbiti dall’ozono e per il resto totalmente da cornea e cristallino ed infine gli UV-A che, seppur filtrati, in buona parte riescono a raggiungere la retina innescando per esposizione cronica (soprattutto in assenza di opportuna protezione anti ossidante: anziani, fumatori, malnutrizione, diabete etc) un danno fotochimico.
    Ne consegue che la protezione più efficace consiste nel “filtrare” quella residua, ma potenzialmente patogena, quota di UV che raggiungono i mezzi diottrici e quindi dotarsi di un occhiale da sole che come tale è un vero DPI (disposi1vo di protezione individuale).
    Le lenti contengono dei filtri che impediscono la penetrazione dei raggi UV, ma la capacità filtrante dipende dal tipo del filtro. In genere ne esistono 4 classi o categorie a potere filtrante crescente (è inutile in Scandinavia usare lo stesso filtro utile per l’equatore), meglio se associato ad un trattamento “polarizzante” contro i riflessi acuti.
    In genere alla nostre latitudini da maggio ad ottobre è utile utilizzare la 3° classe, ma se si va per molto tempo al mare (soprattutto in barca dove si è esposti ad irraggiamento diretto e riflesso) o in montagna (o sulla neve) è meglio usufruire di una Categoria 4.
    La prescrizione per le categorie intermedie dipende molto anche dal fototipo cutaneo del paziente o dalla presenza o meno di fotosensibilità individuale. E’ consigliabile che un buon occhiale da sole abbia lenti ampie in modo da proteggere anche la zona cutanea del contorno occhi e possibilmente avvolgenti.
    Chi usa lenti graduate può farsi “costruire” un occhiale da sole personalizzato sul proprio difetto visivo.

    E’ una regola valida per tutti oppure per chi ha problemi di vista diversi sono necessari occhiali da sole diversi?

    Non è una regola valida per tutti, per esempio persone con fototipo chiaro e/o occhi chiari
    sono più sensibili all’irraggiamento, così come individui affetti da fotosensibilità o da patologie
    maculari, per i quali, dopo una visita oculistica, potrà essere prescritto il corretto filtro solare.

    E’ bene indossarli anche all’ombra?

    In caso di ombreggiatura in ambienti circostanti molto irraggiati direi di sì.

    Il rischio principale è la secchezza oculare che può essere causata dalla scarsa idratazione a fronte di temperature alte. Come si può combattere?

    Esclusivamente con lacrime artificiali che sono per la maggior parte soluzioni di acido
    ialuronico a diversa concentrazione, ma quelle utili per un primo approccio “da banco” sono allo
    0.15-0.20% meglio se senza conservanti (monodose o multidose senza conservanti), 3-4 volte al dì per diversi giorni anche a sintomatologia migliorata.

    La dieta può aiutare a mantenere anche il benessere dell’occhio?

    Certo. Soprattutto dal punto di vista neurosensoriale tramite l’apporto di carotenoidi con
    una dieta ricca di frutta e verdura colorata e di acidi grassi Omega 3-6 con il consumo di pesce
    (soprattutto “azzurro e rosa”). In caso di patologie preesistenti o di ridotto apporto è opportuno, su
    consiglio dell’oculista, assumere specifici integratori.

    La congiuntivite è un altro rischio che l’estate porta con sé. Oggi argomento più delicato che mai dato che si annovera anche tra i sintomi del coronavirus. Quale indicazione può dare in merito?

    Le congiuntiviti estive sono soprattutto congiuntiviti “virali” ed in genere causate da
    innocui virus del gruppo degli Adenovirus che, in inverno, sono responsabili delle comuni faringiti e
    sempre autolimitantisi. Anche il nuovo coronavirus (SARS COV2 ) può essere responsabile di una
    congiuntivite, ma solo nello 0.8% degli infetti ed in una percentuale ancor minore come sintomo
    d’esordio. Se però in fase pandemica una congiuntivite si associa a stato febbrile >37,5° e/o a sintomi
    respiratori è bene far riferimento non ad un oculista ma agli organi preposti alla sorveglianza
    sanitaria anti-COVID.

    In genere quali consigli potrebbe dare per proteggere gli occhi da qualsiasi potenziale nemico?

    Mantenere sempre gli occhi in buona salute ed efficienza funzionale con screening oculistici periodici.