Coronavirus. Preoccupazioni da lockdown e incertezza per il futuro. Intervista al Prof. Giuseppe Bersani - UPMC Salvator Mundi International Hospital
    • 05 MAG 20
    Coronavirus. Preoccupazioni da lockdown e incertezza per il futuro. <br> Intervista al Prof. Giuseppe Bersani

    Coronavirus. Preoccupazioni da lockdown e incertezza per il futuro.
    Intervista al Prof. Giuseppe Bersani

    Abbiamo rivolto alcune domande al Prof Giuseppe Bersani, psichiatra Coordinatore della Brain Clinic Salvator Mundi International Hospital

    Prof. Giuseppe Bersani, Coordinatore Brain Clinic Upmc Salvator Mundi International Hospital

    La pandemia di Covid-19 ed il lockdown hanno causato un considerevole incremento di disagio, non solo materiale ma anche emotivo. Da un lato le preoccupazioni economiche per il lavoro, dall’altro l’ansia per la malattia, la paura del contagio. Prof Bersani, nella sua esperienza, conferma o smentisce questo dato? Chi si rivolge a lei di cosa ha bisogno in particolare?

     

    Si certo, si tratta di un dato macroscopico. In un tale contesto, l’ansia rappresenta l’emozione dominante. Questo è vero naturalmente per tutte le persone già in qualche misura affette da problematiche emotive, che ricercano con insistenza la rassicurazione del medico e che soffrono ulteriormente per l’impossibilità di un contatto diretto con questo, sia per moltissimi soggetti che in passato non avevano presentato particolari problematiche ma che vivono adesso con sofferenza crescente la condizione di prolungamento di una situazione di stress intenso e protratto. Si tratta sicuramente di un quadro generale con ricadute molto negative e diffuse sullo stato di benessere psicologico della popolazione, testimoniato anche dalla frequenza della ricerca di contatti medici, sia a scopo rassicurativo che di richiesta, anche solo telefonica, di supporto farmacologico o psicoterapeutico.

    Quanto l’essere costretti all’isolamento sociale influisce sullo stato psicologico?

     

    L’isolamento sociale obbligato rappresenta un’esperienza assolutamente nuova per la grandissima maggioranza della popolazione.  Alla riduzione dei contatti personali e al sentimento di isolamento corrisponde in molti casi l’attivazione di condotte compensatorie, rivolte al mantenimento delle relazioni con gli altri in tutti i modi alternativi al contatto diretto. Da qui l’enorme incremento delle comunicazioni telefoniche, delle videochiamate, dei contatti on line, la creazione di gruppi in whatsapp, la presenza nei social media, etc. L’uso di queste tecnologie svolge certamente una funzione utile in questo periodo nell’alleggerire il disagio emotivo associato all’isolamento, ma il loro uso eccessivo può anche comportare il rischio dello sviluppo di condotte di dipendenza. E’ il rischio del cosiddetto Uso Problematico di Internet che, almeno in soggetti in qualche modo predisposti, può sfociare in quadri di reale dipendenza comportamentale, anche secondo modalità specifiche, quali, solo ad esempio, quelle di shopping compulsivo, gambling, gaming, etc.  In soggetti già predisposti, può risultare concreto il rischio di abuso di farmaci ansiolitici o di sostanze psicotrope, ad esempio cannabinoidi, rivolti ad attenuare lo stato di tensione emotiva. Per alcuni, dotati di minori capacità adattative, la riduzione forzata dei contatti personali può tradursi in reattività di tipo depressivo, con tendenza anche verso condotte di ulteriore chiusura, sia verso l’esterno che verso le persone eventualmente conviventi. Infine, è evidente che la convivenza forzata prolungata possa esacerbare situazioni di preesistenti difficoltà relazionali, con sviluppo di tensioni, emozionalità negativa e anche fenomeni di aggressività.

    La necessità di rimanere in casa può diventare anche un’occasione. Come possiamo trasformarla in opportunità? Quali benefici può portare? 

     

    L’isolamento può anche costituire per molti una fase di maggiore distensione dei rapporti interpersonali in generale, di recupero di relazioni precedentemente vissute in modo affrettato, di maggiore disponibilità di tempo, etc. E’ evidente che la struttura psicologica preesistente gioca un ruolo centrale nell’orientare verso risposte emotive negative o positive questa esperienza di vita del tutto nuova. Tempi della giornata ben scanditi, occupazioni individuali  e comuni ben distinte, condivisione di interessi ma anche di preoccupazioni e risposte ansiose, programmazione comune, possono divenire non solo funzionali al miglior grado possibile di adattamento ma anche occasione di recupero o di miglioramento di profili relazionali con precedenti caratteristiche di difficoltà.

    Probabilmente a breve si inizierà a tornare alla vita “normale” anche se restano ancora incertezze per il futuro. Quale consiglio si sente di dare in vista di questa nuova fase?

     

    Sul piano strettamente strategico, sarà importante non passare in modo brusco dallo stato di pressoché totale limitazione di relazioni ed attività esterne a quello di ripresa completa e non controllata del precedente stile di vita. Sul piano psicologico, non si dovrebbe passare dalla elaborazione depressiva della situazione limitativa a quella euforica della liberazione da questa. Sarà utile, sia praticamente, per limitare il rischio generale di ripresa del contagio, che psicologicamente, gradualizzare il ritorno alla vita normale, mantenendo ancora le condotte prudenziali consigliate e riprendendo solo nel tempo i precedenti ritmi di attività. Non si può peraltro escludere che solo in tempi successivi alla fine dell’isolamento vengano vissute in modo più manifesto le conseguenze psicologiche negative di questo, anche con possibile comparsa di sintomatologie ansiose, depressive, psicosomatiche o di altro tipo. Tenendo ben presente la natura quasi fisiologica di tali reazioni, potrebbe in alcuni casi essere utile il ricorso al supporto psicoterapeutico o medico per il periodo necessario a proteggere il graduale ritorno alla normalità di vita.