Orticaria: l’importanza della diagnosi. Intervista alla dott.ssa Alessandra Fantauzzi - UPMC Salvator Mundi International Hospital
    • 24 LUG 20
    Orticaria: l’importanza della diagnosi. Intervista alla dott.ssa Alessandra Fantauzzi

    Orticaria: l’importanza della diagnosi. Intervista alla dott.ssa Alessandra Fantauzzi

    L’orticaria è un’eruzione cutanea oggi molto diffusa che ha un impatto negativo sulla qualità della vita: al di là del fattore estetico, genera stress e ansia, disagio, disturbi del sonno, limitazioni nelle abitudini quotidiane.
    Si possono distinguere diverse forme di orticaria sulla base della durata, frequenza e causa scatenante: acuta quando ha una durata inferiore a 6 settimane o cronica quando ha una durata pari o superiore a 6 settimane ed è caratterizzata da sintomi – come rilievi cutanei pruriginosi (pomfi) e/o angioedema – quotidiani o quasi.
    Si tratta di una problematica importante, dato che si stima che il 25% della popolazione, nel corso della sua vita, presenterà almeno un episodio di orticaria.

    Dott.ssa Alessandra Fantauzzi, specialista in allergologia e immonologia clinica

    A parlarne è la dott.ssa Alessandra Fantauzzi, specialista in allergologia e immunologia clinica UPMC Salvator Mundi International Hospital.

    Perché si manifesta l’orticaria cronica?

    L’orticaria ha per definizione la presenza di pomfi e / o angioedema.
    Tuttavia, ci sono molte altre malattie caratterizzate dalla comparsa di pomfi e angioedema che non sono orticaria.
    E’ quindi importante, in questo contesto, una accurata diagnosi differenziale per distinguere l’orticaria dalla altre patologie.

    I pomfi tipici dell’orticaria presentano tre caratteristiche:

    • edema ed eritema
    • prurito / bruciore
    • fugacità con la pelle che ritorna alla normalità entro 1-24 ore

    I sintomi si possono manifestare spontaneamente, in assenza di fattori scatenanti esterni.

    In tal caso si tratta di orticaria cronica spontanea e può riguardare sia pazienti con cause di orticaria note, come ad esempio patologie autoimmuni o infezioni, sia pazienti con cause di orticaria sconosciute.

    In altri casi, invece, l’orticaria cronica spontanea può essere indotta da fattori scatenanti specifici di natura fisica come ad esempio freddo, calore, pressione, sole, vibrazioni oppure può essere di natura acquagenica, colinergica o da contatto.
    Si ritiene che nel 45% dei casi l’orticaria cronica spontanea sia di origine autoimmune e nel 55% derivi da allergie, autoanticorpi e fattori plasmatici sconosciuti.

    Essendo una patologia cronica, si ripresenta negli anni, è così?

    Si, il suo decorso è stimato tra 1 e 5 anni. Nel 50% dei casi la risoluzione avviene entro 6 mesi dall’insorgenza; un 20% delle remissioni avvengono entro 3 anni e un altro 20% entro 5-10 anni.

    Quanto è diffusa e chi è più soggetto ad avere orticaria cronica spontanea?

    L’orticaria cronica ha una prevalenza stimata dello 0,5-1% nella popolazione generale. 2/3 dei pazienti con orticaria cronica hanno un’orticaria cronica spontanea. Il sesso femminile è maggiormente colpito (donna: uomo = 2:1) ed il picco di incidenza si osserva fra i 20 e i 40 anni di età.

    Se si vedono comparire pomfi sulla pelle è chiaro si tratti di orticaria cronica spontanea?

    No, in realtà si devono prima escludere altre possibili cause, come ad esempio patologie autoinfiammatorie acquisite/ereditarie o un’orticaria vasculitica. Così come se si sospetta il coinvolgimento di allergeni alimentari, imenotteri, lattice o farmaci, occorre prima effettuare tests cutanei e di determinazione delle IgE specifiche.       

    Prima di tutto, quindi, è importante effettuare un’anamnesi approfondita.

    Esatto, lo specialista deve esplorare attentamente, con il paziente, l’insorgenza della malattia, la frequenza e durata di pomfi e/o angioedema ed i loro fattori scatenanti. Si procede poi all’esame obiettivo (fisico) del paziente e, se necessario, ad un test diagnostico di provocazione per valutare possibili stimoli quali farmaci o alimenti.

    Quali esami diagnostici possono essere d’aiuto per individuare l’orticaria cronica spontanea?

    Si ricorre a test di routine rappresentati da un esame emocromocitometrico completo, dalla determinazione degli indici di infiammazione, come il dosaggio della proteina C reattiva (PCR) e la determinazione della velocità di eritrosedimentazione (VES), dalla determinazione della triptasi per escludere la presenza di malattia sistemiche come la mastocitosi.

    In alcuni casi, in base all’anamnesi e alle caratteristiche del paziente, si può ricorrere ad altri test più approfonditi, come il test con siero autologo, test di funzionalità tiroidea, il dosaggio di autoanticorpi o screening per malattie infettive e altre indagini come la biopsia cutanea nel caso di sospetta vasculite. Il test del siero autologo o ASST, provoca in circa il 60% dei pazienti affetti da orticaria cronica idiopatica in fase attiva, una risposta immediata caratterizzata dalla comparsa, nella sede di iniezione, di un pomfo circondato da un alone eritematoso. Più importanti e statisticamente correlati all’autoimmunità sono la ricerca degli anticorpi anti tiroide (TG e TPO) e la presenza della celiachia. La presenza di questo tipo di autoimmunità si correla molto con l’orticaria cronica autoimmune.

    I test allergologici possono essere utili per inquadrare lo stato atopico del paziente e per escludere allergie rilevanti. Il test di attivazione dei basofili (basotest) o BAT  è utile  per lo studio di quei quadri clinici che riconoscono alla loro base un meccanismo allergico o pseudoallergico in grado di provocare attivazione dei basofili e successiva degranulazione, con rilascio di mediatori della flogosi nel microambiente. In tal senso è utile per lo studio della risposta allergica ad allergeni di tipo respiratorio, alimentare, farmacologico, al veleno di imenotteri.