Tumori del peritoneo: trattamento integrato e chemioterapia intraperitoneale. Intervista al dott. Roberto Verzaro - UPMC Salvator Mundi International Hospital
    • 07 GIU 21
    Tumori del peritoneo: trattamento integrato e chemioterapia intraperitoneale. <br> Intervista al dott. Roberto Verzaro

    Tumori del peritoneo: trattamento integrato e chemioterapia intraperitoneale.
    Intervista al dott. Roberto Verzaro

    Tumore del peritoneo o carcinosi peritoneale. Come affrontare la patologia associando al trattamento chirurgico la chemioterapia ipertermica intraperitoneale. A spiegare questo tipo di approccio innovativo e multidisciplinare è il dott. Roberto Verzaro, chirurgo oncologo, coordinatore in UPMC Salvator Mundi International Hospital della chirurgia generale.

    Dott Roberto Verzaro, Chirurgo Oncologo UPMC Salvator Mundi International Hospital

    Dott. Roberto Verzaro, sappiamo che nella sua vita professionale ha avuto modo di fare molta esperienza nel campo della chirurgia e oncologia, in particolar modo addominale.

    Sì, negli anni ho avuto modo di sviluppare una notevole esperienza nel campo della chirurgia dei tumori del peritoneo, anche grazie alla lunga collaborazione con i chirurghi della UPMC, in particolare con il dottor Bartlett. L’università di Pittsburgh è leader mondiale nella terapia dei tumori addominali compresi i tumori del peritoneo.

    In UPMC Salvator Mundi International Hospital lei opera pazienti affetti da carcinosi peritoneale, malattia che va in realtà ad evidenziare molto spesso un gruppo di patologie giudicate fino a pochi anni fa inoperabili. Si può dire che oggi qualcosa sia cambiato?

    Iniziamo dicendo che la diffusione del tumore all’interno del peritoneo – una membrana che riveste tutti gli organi contenuti in addome – è vastissima e distribuita in maniera pressoché uniforme e che il chirurgo al momento dell’apertura dell’addome si trova di fronte ad un quadro di malattia non resecabile con intenti di radicalità. C’è da aggiungere poi che molto spesso il tumore del peritoneo è un’estensione di una malattia neoplastica già presente in un altro organo (esempio classico: cancro dell’ovaio) e quindi da considerare come una malattia metastatica.
    Di fronte ad un tale quadro i chirurghi erano pertanto disarmati. Non aveva senso rimuovere anche fino al 90% del tumore presente nel peritoneo e lasciare magari un quantitativo pur minimo di cellule neoplastiche data la rapida, e spesso anche più aggressiva, crescita ed espansione delle cellule tumorali residue.
    Recentemente, con il supporto di evidenti dati emersi in letteratura scientifica, il chirurgo oncologo ha modificato la sua strategia di fronte a tale patologia. Rimuove il peritoneo nella gran parte della sua estensione, rimuove tutte le masse tumorali presenti all’interno della cavità addominale e gli organi addominali non indispensabili (esempio: alcune anse intestinali, lo stomaco, la milza) ottenendo così una significativa “citoriduzione” del tumore (riduzione del quantitativo di cellule tumorali). Il compito di distruggere le cellule tumorali residue (sia microscopiche, quindi invisibili, sia visibili ma non resecabili per dimensioni e quantità) spetta a questo punto ad un farmaco antitumorale (mitomicina C o cis-platino per esempio) che viene fatto circolare in addome per un periodo di tempo sufficiente (tra i 90 e i 120 minuti) veicolato con un liquido riscaldato a 42 – 43 °C. L’ipertermia ed il farmaco tumorale agiscono in sinergia per uccidere le cellule neoplastiche residue.

    Il recente cambiamento nell’approccio al trattamento del tumore del peritoneo sta, dunque, nel far seguire la chemioterapia ipertermica all’intervento chirurgico, è corretto?

    Sì, precisamente questa tecnica viene definita con l’acronimo HIPEC, dall’inglese Hyperthermic Intra-Peritoneal Chemotherapy ovvero Chemioterapia Ipertermica intraperitoneale.

    Che tipo di esito si può ottenere con la tecnica HIPEC e per quali indicazioni di trattamento?

    La HIPEC assicura ottimi risultati per i tumori primitivi del peritoneo, incurabili prima dell’introduzione clinica di questa metodica, buoni risultati per i tumori metastatici dell’ovaio o dell’appendice e in altre forme di cancro (colon per esempio) sembra poter garantire un risultato palliativo non trascurabile.

    Quindi, dott. Verzaro, come ha precedentemente detto, spesso il tumore del peritoneo si manifesta come estensione di un cancro dell’ovaio, ma può essere causato anche da altri tipi di tumore?

    I tumori spesso associati a carcinomatosi peritoneale, oltre ai tumori dell’ovaio, sono: i tumori primitivi del peritoneo (pseudomixoma peritonei), il cancro dell’appendice ed i tumori del colon.

    In genere colpiscono più gli uomini o le donne?

    I tumori primitivi del peritoneo (pseudomixoma peritonei) sono più frequenti nella donna.

    Come si può riconoscere, quali sono i sintomi della carcinosi peritoneale?

    I sintomi della carcinosi peritoneale sono molto variabili e dipendono dall’estensione della malattia e dal tumore primitivo. Di solito i pazienti sono già seguiti per un tumore in un altro organo e quindi i sintomi vengono diagnosticati precocemente: consistono in gonfiore e distensione addominale, ascite, dolori e sintomi da sub-occlusione intestinale.
    In caso di tumori primitivi, l’insorgenza può essere più subdola e inizialmente può essere rappresentata da diarrea, dolori addominali vaghi, distensione addominale, inappetenza e così via. Con il progredire della malattia, l’ascite si manifesta in tutta la sua gravità e il paziente ricorre alle cure mediche.

    Quale esame strumentale ritiene utile per la diagnosi del tumore del peritoneo?

    La TAC dell’addome è senz’altro il metodo più utile per la diagnosi di carcinosi peritoneale anche se, a volte, l’estensione della malattia può essere sottovalutata all’esame TAC.
    Esiste un indice (Indice di carcinomatosi peritoneale, in inglese Peritoneal Carcinomatosis Index: PCI) che si associa alla gravità della malattia. Se è molto alto, diminuisce la possibilità di ottenere buoni risultati con il trattamento chirurgico associato a quello chemioterapico intraperitoneale. Si può calcolare con la lettura dell’esame TAC o, più accuratamente, in corso di laparoscopia o laparotomia esplorativa per il sospetto di carcinosi peritoneale.

    Del trattamento del tumore del peritoneo abbiamo già parlato. Basilare appare l’integrazione tra più figure professionali, è così?

    Il trattamento chirurgico di peritonectomia, citoriduzione e HIPEC si associa a eventuali terapie oncologiche nel pre e post operatorio.
    In questi pazienti solo un lavoro multidisciplinare, che comprende numerose figure tra le quali l’anestesista, il nutrizionista, l’oncologo, lo psicologo, l’infermiere professionale e altri ancora, può consentire di raggiungere importanti traguardi nella cura e nel supporto del paziente affetto da carcinomatosi peritoneale. In UPMC Salvator Mundi sono presenti tutte queste figure professionali, che lavorano in team dedicandosi interamente alla cura di questa patologia.