Vaccinazione anti-Covid-19 in UPMC Salvator Mundi International Hospital. Intervista al direttore sanitario Prof. Giovanni Vizzini. - UPMC Salvator Mundi International Hospital
    • 05 FEB 21
    Vaccinazione anti-Covid-19 in UPMC Salvator Mundi International Hospital.  Intervista al direttore sanitario Prof. Giovanni Vizzini.

    Vaccinazione anti-Covid-19 in UPMC Salvator Mundi International Hospital. Intervista al direttore sanitario Prof. Giovanni Vizzini.

    Il 13 gennaio scorso è stata avviata la campagna vaccinale anti Covid-19 ed in due giorni sono state somministrate le 200 dosi previste per la copertura di tutto il personale medico e sanitario. Ieri, il 4 febbraio, è stata somministrata la seconda dose. Un passo molto importante sia per gli operatori della clinica, e per le loro famiglie, che per i pazienti della struttura, ai quali potrà così essere garantita una ancor maggiore sicurezza e sempre alti livelli di assistenza e cura.
    Una fotografia della situazione della clinica e globale, la chiediamo al nostro direttore sanitario, nonché COO e Direttore Medico-Scientifico di UPMC Italy, Prof. Giovanni Vizzini.

    Professor Vizzini, quanto ritiene necessario il vaccino per sconfiggere la pandemia? Qual è la valenza e la copertura che offre?

    Si tratta della vera ed unica arma a disposizione per uscire dalla pandemia (e da tutte le sue conseguenze) e ridimensionare l’infezione da Covid-19, riconducendola ad una condizione clinica seria (a volte anche mortale) ma che avrà un impatto identico o anche inferiore a quello di tante malattie con le quali conviviamo da secoli. La scoperta del meccanismo e del potere protettivo del vaccino, a partire dalla sconfitta del vaiolo, costituisce probabilmente la più grande conquista nella storia della medicina e rimane un’arma potentissima nella protezione della specie umana nei confronti di malattie temibilissime. Basti pensare al morbillo e alla poliomelite. Per quanto riguarda la copertura, tutti i vaccini anti-Covid sviluppati e autorizzati nel corso degli ultimi mesi hanno dimostrato  una capacità molto elevata di proteggere dall’infezione (intorno al 90% delle persone che completano il ciclo vaccinale delle due iniezioni).

    La somministrazione della seconda dose del vaccino anti Covid-19 in UPMC Salvator Mundi International Hospital rappresenta una fase decisiva in un così lungo periodo di criticità sanitaria mondiale, durato quasi un anno. Professor Vizzini, quanto il vaccino è importante all’interno di una struttura sanitaria?

    Nelle strutture sanitarie si concentra una popolazione involontariamente selezionata per la sua fragilità. Sia le malattie acute, per periodi limitati, sia quelle croniche, indefinitamente, rendono i pazienti genericamente più deboli riducendone, tra le altre cose, anche la capacità di difendersi dalle infezioni. Inoltre negli ospedali la popolazione dei pazienti appartiene alle fasce di età più avanzata, e questo è, come ormai è noto, il principale fattore di rischio perché si contraggano le forme più gravi di infezione da Covid-19. Vaccinare il personale sanitario ha quindi l’obiettivo di ridurre e possibilmente annullare il rischio che i pazienti degenti in strutture sanitarie (comprese le residenze sanitarie per anziani) possano venire contagiati per il contatto  ravvicinato e ripetuto con il personale sanitario stesso. Secondariamente, nel contesto della pandemia e della enorme richiesta di assistenza nelle strutture sanitarie, il contagio di personale sanitario (e il loro conseguente isolamento in quarantena) ha comportato enormi difficoltà organizzative per la riduzione di personale, con effetti negativi sulla capacità delle strutture di accettare pazienti e nella qualità delle cure.

    In UPMC Salvator Mundi International Hospital il 99% degli operatori sanitari hanno aderito alla campagna vaccinale anti Covid-19. Un segnale di coesione e motivazione forte ed un messaggio chiaro. Verrebbe da definirlo un atto di amore ma soprattutto di responsabilità ed anche un dovere deontologico e sociale, è corretto?

    Per il personale sanitario il valore della vaccinazione può considerarsi moltiplicato. Non solo si compie un gesto che ci protegge (individualmente), e protegge da un potenziale nostro contagio i nostri cari e tutte le persone con cui da adesso in poi avremo dei contatti.  Ma ha una grande rilevanza in quanto costituisce l’arma fondamentale per evitare che attraverso le nostre normali attività di cura ai pazienti si possa involontariamente e inconsapevolmente contagiare persone fragili, come i nostri pazienti, e causare danni anche gravissimi alla loro salute (che è esattamente il contrario di ciò per cui ogni giorno ci impegnamo, anche con grandi sacrifici).

    Per quanto riguarda invece il personale amministrativo è già stata programmata la vaccinazione in UPMC Salvator Mundi International Hospital?

    Il personale amministrativo delle strutture sanitarie è stato equiparato, dal Comitato Tecnico Scientifico nazionale per l’emergenza COVID, alla popolazione generale. Per tale motivo potrà essere vaccinato, in accordo con il piano vaccinale nazionale e regionale, in base alla appartenenza alle varie categorie definite per fasce di età o per la eventuale presenza di comorbidità.

    L’impatto globale della pandemia da Covid-19 ha determinato un livello senza precedenti di mobilitazione nel mondo della ricerca scientifica per sviluppare vaccini in brevissimo tempo, portandoli in fase di sperimentazione clinica e, in alcuni casi, già di approvazione e autorizzazione. Forse questa velocità nei processi e la presenza di vaccini basati su tecnologie diverse, in alcune persone, hanno causato preoccupazioni e diffidenze. Lei cosa sente di affermare in merito?

    Le uniche differenze rilevabili nei processi di sviluppo, sperimentazione e autorizzazione rispetto al passato sono:

    1. l’impegno massivo e contemporaneo di tutti i laboratori del mondo con esperienza nel campo dei vaccini;

    2. l’enorme impegno degli Stati nel finanziare (a scatola chiusa) le industrie farmaceutiche per lo sviluppo e la sperimentazione, cosa che ha consentito enormi investimenti in questa fase della ricerca, mai verificatosi in precedenza;

    3. riduzione (a volte eliminazione) di tutte le procedure di valore amministrativo e “burocratico”, presenti purtroppo nei processi autorizzativi delle Agenzie di tutti i Paesi (in particolate FDA in USA ed EMA in Europa).
    Nessuna delle tappe essenziali e irrinunciabili del percorso di sperimentazione e autorizzazione è stata eliminata o minimizzata.
    Come per tutti i farmaci e tutti i vaccini, dopo l’autorizzazione all’uso clinico viene proseguita la sorveglianza (cosiddetta “post-marketing”), in modo che possano essere individuati anche possibili effetti collaterali molto poco frequenti e che si possa meglio comprenderne l’efficacia (o la non efficacia) in specifiche e particolari condizioni. Ad esempio, saremo in grado di capire meglio se una tipologia di vaccino sarà più indicata in una particolare fascia di età o in particolari condizioni, quali la gravidanza e l’allattamento. Per quanto riguarda gli eventuali effetti avversi, ad oggi sono stati somministrati nel mondo  oltre 107 milioni di dosi di vaccini, senza che siano stati segnalati effetti collaterali diversi, per tipo e frequenza, rispetto alle informazoni ricavate dalle sperimentazioni cliniche.

    Anche UPMC e l’Università di Pittsburgh, note per la loro attività di ricerca, hanno allo studio un nuovo vaccino e una cura anti Covid-19. Si parla anche di spray nasale a questo scopo. Può spiegare, in parole semplici, di cosa si tratta? Sono già in corso anche le relative procedure per ottenere la sperimentazione in Italia?

    Il vaccino anti Covid sviluppato nei laboratori di ricerca di UPMC e dell’Università di Pittsburgh è costituito da una proteina, ricreata in laboratorio, identica ad una di quelle presenti sulla superficie del virus Covid-19 e denominata “Spike”. Si tratta di uno dei componenti più importanti per la sopravvivenza del virus stesso, perché attraverso questa proteina di superficie il virus penetra dentro le cellule del nostro organismo e all’interno di esse trova il materiale (“alimento”) per replicarsi. Il vaccino di UPMC, una volta iniettato nell’organismo, stimola la produzione di anticorpi contro la proteina spike e  lascia alle cellule del nostro sistema immunitario la memoria di questo contatto. Qualora la persona vaccinata dovesse entrare in contatto con il  Covid-19, il suo sistema immunitario riconoscerà questa proteina estranea posta sulla parete esterna del virus e sarà pronto a produrre anticorpi specifici, che saranno in grado di bloccare l’ingresso del virus nelle cellule del suo organismo e quindi la sua replicazione, eliminandolo. Con questo meccanismo non si darà tempo al virus di moltiplicarsi, di entrare nelle cellule del nostro organismo (in particolare quelle del nostro apparato respiratorio) e di causare malattia. Il vaccino di UPMC ha avviato recentemente le procedure autorizzative per la sperimentazione su persone volontarie negli Stati Uniti e in Italia.