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    • 20 GIU 22
    Disbiosi intestinale: se nell’intestino i batteri “aggressivi” prevalgono sui buoni. Intervista al Prof. Cesare Efrati

    Disbiosi intestinale: se nell’intestino i batteri “aggressivi” prevalgono sui buoni. Intervista al Prof. Cesare Efrati

    L’alterazione della popolazione batterica del nostro intestino può avvenire facilmente. Dipende da numerosi fattori, sia fisici che psico-emotivi. Non sottovalutare la sintomatologia prolungata di un malessere intestinale e rivolgersi al gastroenterologo può consentire di ottenere subito la diagnosi e la possibilità di escludere serie patologie. Dei campanelli d’allarme da tenere in considerazione e dei nuovi test diagnostici a disposizione, parla oggi il Prof. Cesare Efrati, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva.
    Disbiosi. Un termine apparentemente complesso per una condizione di facile comprensione ma i cui sintomi, anche i più lievi, possono inficiare sulla qualità della vita di chi ne soffre.

    Prof. Cesare Efrati, specialista in Gastroenterologia ed in Endoscopia digestiva

    Innanzitutto, dunque, Prof. Efrati, cos’è la disbiosi?

    Nell’apparato digerente vive la flora batterica, un insieme di miliardi di batteri, chiamato microbiota, che normalmente è più concentrato in aree specifiche, dell’intestino e del colon, regolandone la funzionalità. Quando viene meno l’equilibrio tra i batteri con azione protettiva e quelli potenzialmente patogeni, con il prevalere dei più aggressivi (ceppi fermentativi o putrefattivi), si parla di disbiosi.

    Quali sono i campanelli d’allarme da non trascurare?

    Generalmente i primi campanelli d’allarme sono:

    • cattiva digestione
    • gonfiore addominale/meteorsimo
    • sensazione di intestino pieno
    • alitosi
    • episodi di alterazioni dell’alvo (diarrea/stitichezza)

    Anche le patologie di tipo infiammatorio o infettivo, che si manifestano con anomalie nelle secrezioni, possono essere spia di una disbiosi che può progredire poi tramutandosi in una vera e propria infezione o in un danneggiamento della mucosa che avvolge l’intestino. Per questo è fondamentale non sottovalutare mai la sintomatologia intestinale.

    Quali possono essere considerate le principali cause?

    A provocare l’alterazione della popolazione batterica dell’intestino possono essere vari fattori, tra i quali:

    • infezioni da virus o batteri
    • variazioni nella dieta o alimentazioni squilibrate
    • contaminazioni nella catena nutrizionale
    • terapie farmacologiche
    • intolleranze e allergie alimentari
    • somatizzazione d’ansia o dello stato emotivo.

     

    Quali esami è possibile effettuare per diagnosticare la disbiosi?

    Prima di tutto occorre escludere altre cause di patologie intestinali mediante esami ematici e delle feci, per verificare se ci sono infiammazioni, infezioni o allergie alimentari.
    Vi sono attualmente dei test molto specifici, sia sulle urine che sulle feci, così come molto utile è anche il test di permeabilità intestinale ed il breath test al lattulosio.
    Un test di recentissimo impiego e di grande valore diagnostico è il Test Genetico del Microbiota.

    Cos’è il Test Genetico Microbiota?

    E’ un’analisi genetica in grado di individuare l’eventuale presenza di disbiosi intestinale e la caratterizzazione dei principali batteri intestinali. Viene eseguita su materiale fecale con tecniche di sequenziamento genetico.
    Permette di prevenire stati infiammatori che possono essere seguiti da manifestazioni patologiche e di intervenire tempestivamente con una dieta adeguata e la sua integrazione con probiotici e/o prebiotici per riequilibrare il microbiota intestinale.

    Per quanto riguarda la cura, quale trattamento viene indicato?

    Di norma viene prescritta una terapia con un protocollo di probiotici o prebiotici, i cosiddetti “fermenti lattici” che aiutano a riequilibrare la popolazione batterica dell’intestino, sicuramente associato ad una dieta corretta e ad uno stile di vita adeguato.
    Prima di tutto va sottolineato che, dal momento che i sintomi della disbiosi sono comuni a varie patologie, rivolgersi il prima possibile ad uno specialista in grado di individuare il problema è fondamentale. La risposta sta nel trovare il giusto approccio farmacologico per il paziente, così da poter prescrivere terapie estremamente personalizzate.