Chirurgia oftalmica - UPMC Salvator Mundi International Hospital
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    Il Centro di oftalmologia avanzata – Eye Clinic UPMC Salvator Mundi International Hospital consente di trattare chirurgicamente le diverse problematiche oculari, sia nell’adulto che nel bambino.

    Tra i principali interventi di chirurgia oftalmica che vengono effettuati segnaliamo, ad esempio, le operazioni per il glaucoma, il distacco di retina, la cataratta, lo strabismo, la ptosi; interventi di trapianto di cornea, trapianto di membrana amniotica; oppure iniezioni intravitreali e interventi ambulatoriali come nel caso di pterigio, ectropion, entropion e blefaroplastica.

    Nello specifico:

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    Lo pterigio consiste in una crescita anomala della congiuntiva (membrana che ricopre il bulbo oculare e la parte interna delle palpebre), che arriva a coprire la superficie corneale: si accresce lentamente e progressivamente, per cui va monitorato per evitare che riduca il campo visivo nella porzione nasale. Lo pterigio può essere privo di sintomi specifici; in caso d’infiammazione, si presentano arrossamento, bruciore, lacrimazione eccessiva e va trattato con terapia medica specifica. Se assume dimensioni maggiori, può incrementare l’entità dell’astigmatismo determinando problemi visivi, o raggiungere la zona ottica, con conseguente riduzione del visus: in questi casi la terapia è chirurgica (escissione di pterigio con tecnica di autotrapianto di congiuntiva).

    Ostruzione delle vie lacrimali

    L’ostruzione, parziale o totale, delle vie lacrimali, è una patologia frequente e molto fastidiosa, che può essere associata a diverse cause e interessa pazienti di ogni età: dal neonato per patologie congenite all’anziano per problemi di natura infiammatoria, traumatica, tumorale, idiopatica.

    I sintomi

    In caso di infiammazione acuta in seguito all’ostruzione del canale nasolacrimale si parla di dacriocistite, che si presenta con dolore nella regione del sacco lacrimale, arrossamento locale, edema del tessuto cutaneo, fuoriuscita di pus dopo la spremitura del canale lacrimale.

    La diagnosi

    Una visita accurata permette di effettuare la corretta diagnosi e iniziare un adeguato trattamento medico o chirurgico.

    Il trattamento

    La terapia di un’ostruzione delle vie lacrimali varia a seconda della causa e della localizzazione della stessa. Nelle patologie acute (dacriocistite/canalicolite) la terapia è medica e mira alla risoluzione dell’infiammazione in tempi brevi. In caso di ostruzione cronica superiore si può effettuare un lavaggio delle vie lacrimali durante lo svolgimento della visita oculistica. Non è doloroso, dura pochi minuti. In casi in cui il puntino lacrimale sia troppo piccolo o stenotico, si possono applicare in regime ambulatoriale dei piccoli tutori in silicone. In caso di ostruzioni croniche basse, del dotto naso-lacrimale e del sacco, viene eseguita una tecnica chirurgica ab esterno (dacriocistorinostomia), in anestesia locale, o ab interno (endoscopica con laser a diodi).
    Ripristinare la corretta funzionalità delle vie lacrimali è fondamentale in quanto, insieme alle palpebre, garantisce la protezione, l’idratazione e il nutrimento delle strutture oculari.

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    La ptosi può essere acquisita o congenita. In questi casi l’occhio appare socchiuso. La classificazione in base all’entità prevede tre stadi: lieve, media e grave; il livello di gravità è valutato in base al grado di abbassamento della palpebra superiore misurato in millimetri. La ptosi media e grave può interferire con la vista: la palpebra superiore può scendere fino a coprire la pupilla. Le cause sono molteplici (meccaniche, traumatiche, muscolari, neurogene) e vanno studiate attentamente per poi trattare la patologia nella corretta modalità clinica e chirurgica. Si può verificare in forme permanenti o transitorie. Le prime necessitano di una terapia chirurgica che possa rafforzare il muscolo elevatore della palpebra superiore o l’utilizzazione di un altro muscolo che possa svolgere le medesime funzioni. Le ptosi transitorie richiedono una terapia chirurgica specifica. Per entrambe, quando non sono di natura senile, è fondamentale scoprire e curare la patologia che le ha determinate. Spesso la ptosi è un primo importante sintomo di disturbi neurologici: non va mai sottovalutata.

    L’entropion si verifica quando la palpebra inferiore si rivolta verso l’interno. In tal caso le ciglia, a contatto con la congiuntiva e la cornea, possono graffiare e creare ulcere da sfregamento. Può essere temporaneo o definitivo, congenito o acquisito. In caso di entropion definitivo la terapia è chirurgica; per quello temporaneo, invece, si possono applicare dei cerotti che tendono la palpebra, riportando il margine ciliare nella sua posizione naturale. La cornea può essere protetta con una lente a contatto, con colliri o pomate a base di antibiotici e riepitelizzanti (che accelerano il processo di guarigione dei piccoli graffi sulla superficie oculare). Il corretto funzionamento delle palpebre è determinante anche per la salute della cornea: grazie all’ammiccamento si ha la distribuzione continua del film lacrimale sulla superficie oculare; quando ciò non avviene, la cornea può andare incontro a danni da esposizione

    L’ectropion, al contrario dell’entropion, è un’eversione del bordo palpebrale, che può manifestarsi in diversi gradi: da un leggero allontanamento della palpebra dal bulbo oculare alla completa eversione della palpebra con conseguente esposizione della congiuntiva e danni permanenti della stessa.

    Il trattamento dell’ectropion

    La terapia dell’ectropion è chirurgica e va instaurata prima di avere complicazioni corneali congiuntivali o dermatologiche. Il corretto funzionamento delle palpebre è determinante anche per la salute della cornea: grazie all’ammiccamento si ha la distribuzione continua del film lacrimale sulla superficie oculare; quando ciò non avviene, la cornea può andare incontro a danni da esposizione.

    Quando la cornea viene danneggiata in caso di traumi, infezioni o malattie, perde la sua trasparenza: le immagini non sono più nitide e la vista risulta ridotta o compromessa. Nei casi estremi si può arrivare alla cecità ma spesso è possibile intervenire con un trapianto corneale totale o parziale (cheratoplastica perforante o lamellare), ripristinando così la funzione visiva.
    Il trapianto di cornea è un intervento molto delicato, in cui il chirurgo rimuove la parte centrale della cornea danneggiata e la sostituisce con la cornea sana di un donatore. L’intervento può avere una durata che va dai trenta minuti a un’ora e mezza e può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia locale, con una degenza di uno/tre giorni.
    Nel caso della “cheratoplastica perforante” viene sostituito l’intero spessore della cornea. Oggi sono sempre più frequenti gli interventi di cheratoplastica lamellare, anteriore o posteriore, che prevedono la sostituzione solo della parte anteriore o posteriore della cornea, a seconda delle differenti patologie che colpiscono l’occhio e della localizzazione dell’opacità.

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    Interventi ambulatoriali

    Il Centro di oftalmologia avanzata – Eye Clinic UPMC Salvator Mundi International Hospital consente di effettuare diversi interventi chirurgici in regime ambulatoriale, tra cui:

    Interventi in caso di:

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      Cataratta: la patologia

      La cataratta è un’opacizzazione del cristallino legata a modificazioni nella sua composizione chimica (ossidazione proteica). Le cause di queste alterazioni possono essere molteplici: di solito è legata all’invecchiamento (dopo i 55 anni), ma può essere congenita, conseguente a traumi oculari o associata a malattie oftalmiche o sistemiche (diabete), uveiti, terapie cortisoniche prolungate.

      Cataratta: i sintomi

      I sintomi che più comunemente vengono riferiti sono la visione offuscata, l’ipersensibilità alla luce, l’abbagliamento e la meno vivida percezione dei colori. La progressiva opacità del cristallino causa infatti una riduzione della vista e impedisce alla luce di passare correttamente determinando dei disturbi nella visione (aloni luminosi, visione sfocata, riduzione della brillantezza dei colori).

      Cataratta: la diagnosi

      Lo specialista esaminerà l’occhio per determinare il tipo, le dimensioni e la sede dell’opacità del cristallino. Verrà poi effettuato un esame strumentale specifico (biometria oculare) per poter calcolare il potere della lente che verrà inserita nell’occhio una volta rimossa la cataratta: in questo modo si possono correggere in maniera definitiva tutti i difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia), rendendosi indipendenti dall’uso dell’occhiale (in caso di buone condizioni funzionali corneali e retiniche). La scelta della lente ed il tipo di correzione da utilizzare vengono discusse con il chirurgo oculista durante la visita, momento in cui tra l’altro il paziente espone le sue aspettative e principali attività, in modo tale che lo specialista possa consigliare la migliore lente per lui indicata (monofocale, torica, multifocale).

      Cataratta: il trattamento

      Quando la visione diventa insufficiente o fastidiosa per il corretto svolgimento delle attività quotidiane, l’unico trattamento è l’asportazione chirurgica della cataratta con la tecnica della facoemulsificazione, che consiste nella frantumazione del cristallino attraverso l’emissione di ultrasuoni; dopodiché si impianta una piccola lente artificiale (IOL) che ha il potere necessario per permettere al paziente di rivedere bene da lontano o vicino senza l’uso degli occhiali (o da lontano e vicino con lenti multifocali). L’intervento si esegue in anestesia locale o topica in regime ambulatoriale. Il recupero successivo all’operazione è molto rapido, sia perché si effettuano delle incisioni corneali molto piccole sia per l’utilizzo di strumenti di ultima generazione che permettono di effettuare una chirurgia molto delicata, che sfrutta pochissimi ultrasuoni. Inoltre con l’utilizzo del Laser a Femtosecondi si possono ulteriormente semplificare le prime fasi dell’intervento: si possono pianificare le incisioni corneali ed il taglio della capsula anteriore del cristallino, che risultano quindi più precise e si può frammentare il nucleo del cristallino utilizzando ancora meno ultrasuoni nella fase successiva.

      Cataratta: il post-operatorio

      Il chirurgo rivedrà il paziente il giorno dopo, ad una settimana e a 30 giorni dall’intervento, per poter gestire la terapia post-operatoria e valutare il corretto decorso clinico e funzionale. In caso di cataratta bilaterale il secondo occhio verrà operato dopo almeno 14 giorni dal primo.
      In caso di impianto di lente multifocale o di elevate differenze tra i due occhi (anisometropie), non si può attendere molto tra un occhio e l’altro per evitare fastidi conseguenti alla “confusione” che si crea quando si ha la percezione di immagini troppo diverse.

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      Iniezioni intravitreali

        Sondaggio lacrimale nell'adulto