• Proctologia

    Gli specialisti di UPMC Salvator Mundi International Hospital sono a disposizione del paziente per il trattamento di tutte le problematche proctologiche, pronti a prendere in carico le necessità del paziente, a partire da un’attenta anamensi e diagnostica, fino all’intervento chirurgico, impiegando le moderne tecniche mininvasive.

    Le patologie trattate:

    • Emorroidi
    • Fistole
    • Ragadi

     

    Le fistole

    Sono piccole comunicazioni patologiche che, come un piccolo tunnel, mettono in comunicazione l’ano con la cute perianale. Gli ascessi e le fistole perianali rientrano tra le più comuni patologie anorettali, si presentano in genere con una sintomatologia acuta caratterizzata prevalentemente da febbre con tumefazione dolente e sono comprensibilmente grande motivo di preoccupazione per i pazienti, spesso soggetti giovani in ottima salute. Spesso sono causate da cisti pilonidali che si infettano frequentemente formando ascessi che, drenati spontaneamente o chirurgicamente, danno esito a fistole che tendono a cronicizzare. Rimangono, in questi casi, orifici cutanei singoli o multipli nella piega interglutea, con ricorrenti episodi di fuoriuscita di pus. Tale quadro viene definito “malattia pilonidale”.
    Le cisti pilonidali o sacrococcigee sono dovute all’incistamento di peli, quasi sempre nella zona sacrococcigea. Fino agli anni ‘80 si pensava che questa fosse una patologia di origine congenita; in realtà si tratta di una patologia acquisita, legata al particolare quadro anatomico e ai microtraumi ripetuti della zona sacrococcigea.
    Le fistole rappresentano, di solito, l’esito di una raccolta ascessuale a partenza di alcune ghiandole ubicate nel canale anale. Le cause possono essere un’infezione primaria di suddette ghiandole, o un esito di una ragade anale, oppure essere correlate con altre patologie, quali la malattia di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la diverticolite, le infezioni da HIV e le neoplasie del retto.
    Le fistole possono essere semplici o complesse in relazione al numero, al decorso, alla presenza di estensioni “a ferro di cavallo”, l’interessamento della vagina (fistole rettouretrali e anovulvari) o delle vie urinarie (fistola anouretrale) ed ai rapporti con il muscolo sfintere. In relazione alla complessità ed alle malattie concomitanti, la presenza di ascessi e fistole perianali è notevolmente disagevole per il paziente, limitandone la vita di relazione e lavorativa. Le fistole anali e sacrococcigee sono patologie molto disabilitanti, pregiudicano la qualità di vita e il senso di autostima di chi ne è affetto.

    Diagnostica proctologica

    In UPMC Salvator Mundi International Hospital è possibile effettuare procedure di diagnostica proctologica. Clicca qui per il dettaglio.

    Il trattamento delle fistole anali e sacrococcigee

    Il trattamento chirurgico della cisti e fistola sacrococcigea è esclusivamente chirurgico. Gli specialisti di UPMC Salvator Mundi International Hospital, attraverso un’accurata visita preliminare, valuteranno, a seconda della complessità del singolo caso, se intervenire con chirurgia tradizionale o con chirurgia mininvasiva.

    Le fistole sacrococcigee, indipendentemente dalla tecnica chirurgica utilizzata, sono caratterizzate da un’elevata incidenza di recidive, legate alla presenza di follicoli piliferi anche nelle zone adiacenti all’escissione. La recidiva si manifesta con la persistenza di secrezioni dalla ferita chirurgica a distanza dall’intervento o con la comparsa di nuovi tramiti fistolosi a distanza di tempo variabile da poche settimane ad alcuni mesi dalla chiusura della ferita.

    Il trattamento è quasi sempre una sfida per il chirurgo, che deve coniugare l’obiettivo di curare la fistola in maniera radicale e di preservare al massimo l’integrità dell’apparato sfinteriale (aspetto che si rende necessario solo nel trattamento della fistola anale) e della relativa funzione di continenza.

    La chirurgia tradizionale

    Il trattamento classico consiste nell’incisione della fistola (fistulotomia) o nell’asportazione della stessa (fistulectomia). Al termine dell’intervento residua un’ampia cavità che, in relazione alle dimensioni ed allo stato infiammatorio, può essere aperta o chiusa con grossi punti di seta. In alcuni casi la perdita di sostanza viene chiusa con plastiche a Z o lembi di rotazione.
    Può essere effettuato senza problemi nei casi di fistole semplici. In caso di fistole complesse, utilizzando queste tecniche si seziona invariabilmente lo sfintere anale esterno, ovvero il muscolo che presiede alla continenza anale. Il paziente presenterà, pertanto, un’incontinenza alle feci di solito permanente. Per ovviare a questa complicanza, in tali casi, viene classicamente posizionato un setone, ovvero un grosso filo o un tubicino in silicone attraverso la fistola. Consente così di drenare il pus che si forma e, stringendo progressivamente il setone (elastodieresi), di sezionare lentamente lo sfintere, evitando tagli netti. L’elastodieresi è comunque una tecnica dolorosa e può non evitare l’incontinenza.
    Un’alternativa è il confezionamento di plastiche del canale anale (flap endorettali), utilizzando lembi di mucosa, sottomucosa e muscolo. L’intervento è piuttosto invasivo e presenta un’alta percentuale di insuccessi e una rilevante quota di incontinenza fecale.

    Si tratta comunque di interventi che comportano molti fastidi per il paziente ed un lento recupero dell’attività fisica e lavorativa. A volte le medicazioni possono durare anche alcuni mesi.

    La chirurgia mininvasiva

    Nel 2008 un chirurgo israeliano, Moshe Gips, basandosi sulla precedente esperienza di J Bascom, ha ideato e pubblicato su “Disease of Colon and Rectum” una tecnica mininvasiva, che consiste nell’asportazione, con bisturi circolari, detti biopunch o trefine, del diametro di alcuni millimetri (da 4 a 8), di tutti i tramiti fistolosi, lasciando in sede la cute integra. Questa innovazione ha drasticamente modificato gli esiti dell’intervento, in particolare per quanto riguarda il dolore, la necessità di medicazioni, il ritorno alle normali attività ed i risultati a distanza. L’intervento, rispetto alle tecniche classiche, presenta fastidi minori sia nell’immediato periodo postoperatorio che nei giorni successivi. Il paziente viene operato in regime ambulatoriale e in anestesia locale; può riprendere le normali attività già nel giorno successivo all’intervento e farsi una doccia completa già 2-3 giorni dopo l’operazione. L’incidenza di recidive è minore rispetto alle tecniche classiche e in questi casi la procedura può essere ripetuta con la stessa tecnica, consentendo di evitare escissioni ampie con difficoltà alla chiusura diretta con punti.

    Le procedure chirurgiche mininvasive sono continuamente arricchite da tecnologie nuove che consentono di semplificare il percorso, riducendo al minimo il disagio per il paziente e permettendo la completa rimozione del problema in tempi ridotti.
    Le uniche accortezze sono una depilazione frequente della regione sacrococcigea e il mantenimento dei glutei divisi con un piccolo rotolo di garze, nei due mesi successivi all’operazione.

    La chirurgia mininvasiva può essere impiegata anche in pazienti affetti da malattia di Crohn (che presentano spesso fistole multiple e complesse), nei quali, inoltre, può essere effettuato il trattamento locale con farmaci biologici o con gel di concentrati piastrinici autologhi.

    Tra le tecniche mininvasive utilizzabili, in cui viene sempre preservato lo sfintere anale:

      • Chiusura della fistola con colle (colla di fibrina) o materiale biologico (Permacol)
      • Chiusura della fistola con plug, ovvero tappi di materiale biocompatibile (BIO-A)
      • Legatura intersfinterica della fistola (LIFT)
      • Trattamento videoassistito (VAAFT), ovvero l’esplorazione ed il trattamento endocavitario della fistola con fistuloscopio dedicato, associato alla chiusura dell’orifizio interno
      • Trattamento con laser (FILAC)

    L'equipe